In tempi recenti, si è imposto all’attenzione della politica e
della pubblica opinione il problema costituito, da un lato, dall’aumento
continuo ed inesorabile della richiesta di energia da parte di un Paese, come
l’Italia, tra i più grandi ed evoluti a livello mondiale; dall’altro,
dall’aumento dei costi dei combustibili fossili, che a volte ha avuto dei picchi
prossimi all’insostenibilità.
Constatato quindi che l’Italia manca di risorse nucleari, che uno
sconsiderato referendum azzerò completamente; che far diventare operative nuove
centrali richiederebbe tempi incompatibili con l’urgenza imposta dalla
situazione attuale; che le risorse idroelettriche sono già del tutto sfruttate.
Considerato tutto ciò, la politica ha emanato una serie di norme per favorire
l’utilizzo delle cosiddette energie rinnovabili: combustione dei rifiuti
e trattamento delle biomasse, sfruttamento del calore solare con pannelli,
trasformazione della radiazione solare in elettricità (i cosiddetti pannelli
fotovoltaici), sfruttamento del vento (eolico), ecc.
Tali norme prevedono che le Società di produzione di elettricità
siano obbligate ad investire in processi che producano energia da fonti
rinnovabili.
Riteniamo che i risultati migliori si possano ottenere combinando in uno stesso
impianto tecnologie diverse e complementari, e in particolare l’uso di biomasse
e di pannelli fotovoltaici.
La società Gruppofor, con la quale collaboriamo strettamente, è particolarmente
sensibile oltre che ai puri dati di progetto di questi impianti, anche
all’impatto “sociale” che essi producono nell’ambiente. Un campo di pannelli
fotovoltaici genera , e vero, energia elettrica pulita, ma sottrae grandi
estensioni di terreno alla sua funzione naturale, quella di essere destinato ad
un uso agricolo. Ma se gli stessi pannelli vengono messi sopraelevati rispetto
al suolo, a copertura di una struttura che ospita al proprio interno una serra,
o che semplicemente protegge le coltivazioni ortofrutticole ottiene lo stesso
effetto in termini di produzione energetica (salvo un maggior diradamento dei
pannelli per lasciare passare la luce necessaria alle coltivazione), ma permette
di creare un valore aggiunto importantissimo i termini sociali (oltre che
economici): il terreno non viene semplicemente sottratto al coltivatore, ma gli
viene lasciato in uso, arricchito di strutture che incrementano, anche di molto,
la produzione agricola.
Cosi l’uso di biomasse come “materia prima” per la produzione di gas incrementa
la filiera agricola, spingendo al ricupero di terreni abbandonati.
Nel
documento allegato si presenta un progetto di impianto integrato.
Il nome commerciale di chi lo realizza, il GruppoFor, è GSA Park (Gas, Sun, Agri
Park)